venerdì 8 gennaio 2016

Intervista a Nour, giovane italianista egiziano

Noureldeen A.M. Abdallah, per gli amici Nour, ha 25 anni. È nato e cresciuto a Minya, in Egitto, terra di cui ama i profumi, i colori, i valori. Pochi anni fa ha conosciuto l’italiano, se n’è innamorato e ne ha fatto la lingua della sua cultura e della sua scrittura. Grazie alla fortuna, “momento in cui il talento incontra l’occasione”, ha realizzato il sogno di volare in Italia, a Roma, dove sta per laurearsi, in meno di un anno e mezzo, in Letteratura italiana, filologia moderna e linguistica. È un blogger e ha pubblicato nel 2015, per la casa editrice Universitalia, Tracce e Occhio diverso sulla commedia dantesca, riscontrando grande apprezzamento presso un pubblico eclettico di lettori.
Ho avuto la fortuna di incontrare Nour fra i banchi dell’Università. I suoi lineamenti tradivano una provenienza straniera, che la sua padronanza dell’italiano metteva però in discussione. Mi ha incuriosito e gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia. A me è sembrata speciale e per questo, voglio condividerla con voi.

Partiamo dall’inizio. Come ti sei avvicinato allo studio dell’italiano?
Tutto è iniziato cinque anni fa, quando mi sono iscritto alla Facoltà di Lingue Alsun di Minya d’Egitto, la mia città. Dovevo scegliere una lingua straniera da studiare e così ho pensato di ascoltare gli alfabeti di tutte quelle disponibili; erano tutte diversissime dal mio arabo. Mi ha incuriosito subito lo spagnolo, soprattutto per la sua bella “s”. Ma l’italiano, con la sua musicalità, mi ha stregato. E così l’ho scelto.

Ti ha appassionato fin da subito?
Sì, è stato travolgente. Dopo 5 mesi di studio dell’italiano, ho scritto la mia prima poesia: Lui. Non avevo mai scritto poesie in arabo e non amavo neanche leggerne. Non so spiegare come sia accaduto; è stato un po’ un miracolo. La lingua è un miracolo.

Lui ha rappresentato una svolta. Hai poi continuato a scrivere?
Sì, quando ho scritto la prima poesia mi è sembrato di trovare il pezzo di puzzle che completava la mia vita. Ho continuato a scrivere e ho deciso di condividere la mia passione con la professoressa Anna, l’insegnante di italiano all’Università, che mi ha incoraggiato moltissimo. È stata lei a spingermi ad iscrivermi all’Istituto di Cultura Italiana del Cairo e a partecipare ai premi letterari che questo bandiva. Ne ho vinti tre.  

Finché, poco più di un anno fa, è arrivata l’occasione per poter venire in Italia.
In realtà sarei voluto partire molto prima. Compilavo ogni anno la  domanda per ottenere una borsa di studio, che mi avrebbe permesso di fare un viaggio in Italia; per cinque volte è stata rigettata. Poi ci ha pensato il destino.

Perché? Cos'è accaduto?
Nel 2013 avevo vinto un concorso letterario, bandito dall’Istituto di Cultura italiana del Cairo, con la commedia Il tepore del freddo. Stranamente la premiazione fu rinviata e si tenne con un anno di ritardo. L’indomani era stato fissato il colloquio per l’assegnazione della borsa di studio. Mi presentai. Il direttore dell’Istituto, che poche ore prima mi aveva consegnato il premio, mi guardò stupefatto e mi disse: “Ci siamo già visti… certo, ci siamo visti ieri. Sei il vincitore del concorso. Tu meriti di partire, tu devi partire”. Fortunato, eh?! Avevo dei soldi per soggiornare in Italia: 700 euro al mese, per nove mesi. Potevo fare i bagagli, potevo finalmente volare verso il mio amato Paese .

Come hai scelto di trascorrere il tempo in Italia?
Ho capito di aver ricevuto una grande opportunità; non volevo spendere i miei nove mesi in Italia da turista. Così ho pensato che, risparmiando ogni mese dei soldi e abbreviando il più possibile la durata del corso di studi, avrei potuto utilizzare il premio dell’Istituto di Cultura per conseguire, all’Università di Tor Vergata, la Laurea Magistrale in Letteratura italiana, filologia moderna e linguistica. Avrei ascoltato docenti italiani, studiato con amici italiani, respirato la cultura italiana. Che spettacolo!

È un sogno che stai continuando a costruire con grande sacrificio: la casa a Frosinone, per pagare un affitto basso, la condivisione delle stanze con altri sei lavoratori, i viaggi giornalieri in pullman, gli esami sostenuti a tempo di record.
I sacrifici non mancano, ed è giusto così. I grandi sogni richiedono grandi sacrifici. E poi l’Italia mi sta ricompensando, offrendomi opportunità meravigliose e inattese. Non avrei mai pensato di poter pubblicare e presentare i miei libri, di vederli apprezzati da piccoli e grandi lettori, da docenti universitari quanto da semplici appassionati di letteratura. Non avrei mai pensato di poter essere considerato un intellettuale.

Hai accennato ai tuoi libri. Come hai avuto modo di pubblicarli?
È stata un’occasione fortunata, come quella che mi ha fatto arrivare qui a Roma. Spesso mi recavo presso la libreria e casa editrice Universitalia, per fare fotocopie e acquistare i libri di testo. Il titolare, incuriosito non so bene da cosa, mi ha chiesto chi fossi e quando gli ho raccontato la mia storia e le mie passioni di scrittore "in erba”, mi ha chiesto di leggere le mie composizioni. Così gliel’ho inviate. Pochi giorni dopo ho ricevuto una sua telefonata; mi diceva di volerle raccogliere in una pubblicazione. Così è nato il mio primo libro di poesie, Tracce e con esso la mia collaborazione con la casa editrice. Pochi mesi dopo è uscito in libreria Occhio diverso sulla commedia dantesca, un saggio in cui ho raccolto nuove ipotesi interpretative, che sono riuscito a formulare grazie alla conoscenza dell’arabo. Una cosa strana ma incredibilmente affascinante!

Studi e ami Dante, cattolico, campione dell’Occidente. Sei musulmano, vivi in Oriente. Sei un esempio di come due culture diverse possano convivere, arricchendo l’uomo. Un dato scontato, che gli eventi recenti sembrano però mettere in discussione.
Non trovo giustificazioni per quello che sta accadendo. Mi chiedo, senza riuscire però a darmi una risposta: quali poteri stanno dirigendo il mondo in questa direzione? A favore di chi? Nel mondo arabo, una parte delle istituzioni favorisce l’ignoranza dei popoli. Gruppi di fedeli non sono in grado di leggere il Corano e anche alcuni imam, che dovrebbero insegnare, non sono istruiti. Per questo la lettura travisata delle Scritture è diffusa, non appartiene solo a quelli etichettati come fanatici. Anche in Occidente però, vedo tanta ignoranza del mondo orientale, tanta strumentalizzazione delle vicende da parte dei mass media: sento persone poco competenti parlare di Islam, leggo spesso traduzioni e interpretazioni false dei versetti coranici, dei precetti della mia religione. Tutto questo mi addolora. Si è perso completamente il senso della religione, si è smarrita la chiave per vivere bene insieme.

Qual è per te questa chiave?
L’amore. L’uomo ama per natura e per natura deve credere che c’è un creatore, Dio, che è amore. È l’amore il centro e il senso di ogni cosa.



Io e Nour nel piazzale universitario (Tor Vergata, Facoltà di Lettere e Filosofia)











"Tutti i diritti son riservati"



Nessun commento:

Posta un commento