venerdì 10 luglio 2015

Il dolce dei poveri




Non potevano alzarsi da tavola senza aver mangiato il dessert. Era domenica e, si sa, bambino fa rima con dolcino. 
"Nonna Bea, ce l'hai una Kinder pinguì oppure un Magnum?", chiese la piccola Sara con la bocca ancora sporca di sugo.
"No amore, non ce l'ho. Però ti ho preparato una cosa buonissima. Assaggia!", rispose la nonna stringendo fra le mani, ancora sporche di farina, un bicchiere di crema e marmellata. 
"Come si chiama questo dolcino nonna?"
"'Dolce dei poveri'. Si chiama così perché bastano pochi soldi per prepararlo"
"Mmmmm...'dolce dei poveri'. E come si fa?"
"Bisogna comprare, prima di tutto, uova, latte, farina, zucchero e qualche ciliegina"
"Puoi ripetere nonna?"
"Uova, latte, farina, zucchero, ciliegie...".
Sara contava gli ingredienti con le dita della mano sinistra. Con la destra, intanto, affondava il cucchiaio nella crema, poi in bocca.
"Cinque, nonna. Hai detto cinque ingredienti", esclamò la bambina, soddisfatta della conta ben riuscita. "Però ci vuole anche il tempo. Lo so che non si mette nel dolce, però ci vuole. Vero?"
"Hai ragione, ci ho messo anche il mio tempo"
"E poi ci vuole l'amore. La canzone che cantiamo a scuola dice che 'solo l'amore fa fare cose buone'. E il tuo dolce è buonissimo. Ci hai messo l'amore, nonna?"
"Si, Sara, tanto amore per te"
"Ecco, allora ci vogliono un sacco di cose per preparare questo dolce. Non è mica povero? Dobbiamo dargli un altro nome, nonna"
"Va bene, Sara. Come lo chiameresti?"
"'La crema ricca', è il dolce più buono che c'è!"


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